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lunedì 22 aprile 2013
E bulliamoci un po' va...
Questa mattina a Pagina 3, il programma di Radio 3 che ogni giorno dedica mezz'ora a una panoramica sugli articoli culturali tratti da quotidiani e siti internet, il conduttore del mese Edoardo Camurri ha parlato del mio articolo su Carrère e Herzog, che trovate qui sotto e che è apparso anche su Doppiozero. Se a qualcuno va, questo è il link per ascoltare il podcast della puntata (dell'articolo si parla a partire più o meno dal minuto sedici). Buon ascolto. Sono giorni di merda, si sa, e mi tiro su bullandomi un po'.
mercoledì 4 luglio 2012
Take Shelter (e in più c'è Jessica)
Qui sotto, comunque, metto il mio pezzo, che potete trovara anche qui.
Le badlands americane sono piatte e sconfinate, non nascondono nulla, non lasciano via di scampo. Per il cinema sono un luogo iconico in cui dare vita a un fantasma che non si ciba del buio, della sorpresa, dello spavento, ma del loro contrario: la luce, l’attesa, l’ansia che si insinua lentamente. Pensate a Intrigo internazionale, all’aereo dall’alto, a Cary Grant che vede tutto e non sa dove fuggire o nascondersi: ovunque si muova è a tiro, ovunque si giri è solo terra piatta, nessun riparo o quasi. La paura lo circonda, lo soffoca. Sopravvive, certo, ma il ribaltamento di prospettive, il troppo spazio dove fuggire e dunque l’impossibilità di fuggire, generano un trauma soprattutto per lo spettatore.
venerdì 15 giugno 2012
#140 cine: 15 giugno
Ecco i tweet della rubrica #140cine, uscita come ogni settimana su DoppioZero. Questa settimana esce finalmente uno dei miei film preferiti di questi ultimi anni, tra l'altro diretto da un regista fino a questo momento non troppo amato; un film che chiaramente consiglio a chiunque (sempre che lo troviate facilmente), ché in fondo non si sa mai, magari anche i meno predisposti si innamoreranno, ma premettendo che dura due ore e mezza, forse anche di più, e che sì, insomma, non è proprio un pranzo di gala. Però è un capolavoro. Vorrei scriverne ma l'ho visto più di un anno fa, dovrei raccogliere le idee e non al momento non ho molto tempo. Comunque è il primo film che trova qui sotto e quello della foto. Gli altri sono ordinaria amministrazione.
C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan
#140cine Un omicidio, un’inchiesta, due uomini a confronto, un capolavoro sulle radici di un paese e del dolore.
Le paludi della morte di Ami Canaan Mann (Texas Killing Fields, Usa 2011)
#140cine Ok, troppo facile essere la figlia di Michael Mann. Ma è proprio lui a produrre, e allora il film funziona.
Il dittatore di Larry Charles (The Dictator, Usa 2012)
#140cine Sacha Baron Cohen, cioè Borat, cioè Brüno, ora fa il verso a Saddam. E magari gli riesce di far ridere.
Paura 3D di Manetti Bros. (Italia 2012)
#140cine Tre amici, un weekend, un vecchio strambo, una villa, una cantina... Paura, sì... delle idee soprattutto.
C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan
#140cine Un omicidio, un’inchiesta, due uomini a confronto, un capolavoro sulle radici di un paese e del dolore.
Le paludi della morte di Ami Canaan Mann (Texas Killing Fields, Usa 2011)
#140cine Ok, troppo facile essere la figlia di Michael Mann. Ma è proprio lui a produrre, e allora il film funziona.
Il dittatore di Larry Charles (The Dictator, Usa 2012)
#140cine Sacha Baron Cohen, cioè Borat, cioè Brüno, ora fa il verso a Saddam. E magari gli riesce di far ridere.
Paura 3D di Manetti Bros. (Italia 2012)
#140cine Tre amici, un weekend, un vecchio strambo, una villa, una cantina... Paura, sì... delle idee soprattutto.
venerdì 1 giugno 2012
#140cine, venerdì 1 giugno
Come ogni venerdì è uscita su Doppiozero la rubrica #140cine: un tweet per ciascun film in uscita nei cinema da oggi (in un caso da mercoledì). La trovate qui. E da oggi anche qui sopra, senza trailer però, perché sarebbe troppo sbattimento caricarli e dovrei cambiare impostazione grafica dei post.
La guerra è dichiarata di Valérie Donzelli
Lei, lui, il figlio. La malattia. Una storia vera e senza pudore. Cinema eccessivo, puro, straordinario.
Margaret di Kenneth Lonergan
Lisa è giovane, inquieta e ha visto una cosa terribile. Ma il film non è un horror. È l’urlo di un mondo ferito.
Attack the Block - Invasione aliena di Joe Cornish
E se i Goonies tornassero e sfidassero alieni fosforescenti nella periferia graffitara di Londra? Una chicca.
Il Mundial dimenticato di Lorenzo Garzella, Filippo Macelloni
Soriano, il mondiale in Patagonia, i mapuche. Ora tutto questo è un doc. E merita di essere visto.
Love & Secrets di Andrew Jarecki
Arrivano i saldi di fine stagione, tra cui questo mélo-noir-psycho vecchiotto e moderatamente folle.
Lorax - Il guardiano della foresta di Chris Renaud, Kyle Balda
Basta sapere che gli autori sono quelli di “Cattivissimo me” e che il Lorax è doppiato da Danny De Vito? Sì.
Marilyn di Simon Curtis
Povera Michelle Williams! Fai Marylin con una prova da incorniciare e il film è mediocre. Fatica sprecata.
Killer Elite di Gary McKendry
Il titolo viene da un vecchio film d’azione di Sam Peckinpah. Il resto purtroppo no.
Viaggio in paradiso di Adrian Grunberg
Mel Gibson che si fa giustizia da solo: è la trama di questo film. E di quasi tutti quelli che ha girato.
lunedì 28 maggio 2012
L'io, Il noi e New York
Nei giorni passati mi sono dimenticato di segnalare l'uscita su Doppiozero di un mio pezzo dedicato al cinema, la memoria e lo spazio americano (per la precisione lo spazio di New York). Una cosa che mi frulla in testa da tempo e alla quale un anno fa ho dedicato due pezzi su Minima et moralia (li trovate qui e qui). Il progetto vorrebbe e dovrebbe svilupparsi in qualcosa di più ampio, magari un saggio o un libro, ma per il momento ho partorito solamente il pezzo in questione. Si parla di cose che mi piacciono, tipo De Niro che cammina per Times Square in Taxi Driver o l'incubo metropolitano di Fuori orario, e di cose che non mi piacciono, tipo l'ultimo Sorrentino o Shame, che però trovo significative. Si parla soprattutto del fascino che esercita lo spazio di New York, messo in scena dai '60 in poi come uno scenario di frontiera, e su quanto lo sguardo innamorato dello spettatore funzioni da intermediario con le emozioni (o l'assenza di emozioni) dei personaggi. A Cannes, poi, è passato The We and the I di Michel Gondry, film completamente girato all'interno di un autobus scolastico che attraversa il Bronx, e lì, non diversamente dalla Manhattan di Cosmopolis, ho visto una città rivelarsi attraverso i finestrini e mostrarsi in quanto scenario noto di luoghi e facce sempre nuove eppure familiari. Nonostante il degrado, il cemento, la monotonia, ho avuto per l'ennesima volta la percezione di una città unica e irripetibile, bellissima e oscena, il primo e ultimo luogo in cui specchiarsi e osservarsi tra fascinazione, alienazione e disgusto. Cronenberg, oltre il finestrino della sua limo, mette in scena la monocromia del denaro, Gondry invece, con le liti, gli scherzi e gli amori dei suoi adolescenti, la libertà effimera del cazzeggio, entrambi in film fatti di parole e di movimenti a vuoto che conducono e ripetono il nulla. Se non altro so da dove ripartire per portare avanti il lavoro.
venerdì 6 aprile 2012
Geografia dell'anima (e le uscite della settimana)
E' uscita come ogni settimana la rubrica #140cine su Doppiozero. In uscita (anche se un paio di titoli sono su già da mercoledì) due film francesi, uno pessimo e fighetto l'altro vecchio di due anni ma con il fresco premio Oscar Jean Dujardin e allora la distribuzione spera di sfruttarne la notorietà, la riedizione del Titanic in 3D, tanto per inserire anche la fine degli anni '90 nella terra dell'abbondanza nostalgica, la prima delle due Biancaneve in arrivo nel 2012, il solito americano cagatone e due commediole italiane, una inutile del fratello dell'inutile Virzì, l'altra orribile anche solo a vedere il trailer. La rubrica con i tweet si trova qui.
In realtà la vera cosa che voglio consigliare per il weekend è un testo inedito di Aleksandar Hemon pubblicato oggi dal New Yorker. Hemon è uno scrittore bosniaco di origine ucraina, nato e cresciuto a Sarajevo, che nel 1992, quando non aveva ancora trent'anni, andò a Chicago per rimanervi qualche mese e fu poi costretto a fermarsi per molto più tempo poiché nel frattempo cominciò l'assedio della sua città da parte delle forze serbo-bosniache. Finì che decise di fermarsi per sempre a Chicago, di diventare americano e scrivere uno dei romanzi più belli degli ultimi anni Il progetto Lazarus, che non a caso parla di sradicamento e di impossibilità di tornare a casa e lo fa con una lingua feroce e insieme dissacrante, dolorosa e rabbiosa. Oggi, invece, nel ricordo dei vent'anni dall'inizio dell'assedio, Hemon ha fatto ritorno a Sarajevo e ha raccontato le sue riflessioni al New Yorker. Nella didascalia al disegno a fianco del testo c'è scritta una cosa bellissima: "Volevo da Chicago quello che ho avuto da Sarajevo: una geografia dell'anima". Da leggere, insomma.
In realtà la vera cosa che voglio consigliare per il weekend è un testo inedito di Aleksandar Hemon pubblicato oggi dal New Yorker. Hemon è uno scrittore bosniaco di origine ucraina, nato e cresciuto a Sarajevo, che nel 1992, quando non aveva ancora trent'anni, andò a Chicago per rimanervi qualche mese e fu poi costretto a fermarsi per molto più tempo poiché nel frattempo cominciò l'assedio della sua città da parte delle forze serbo-bosniache. Finì che decise di fermarsi per sempre a Chicago, di diventare americano e scrivere uno dei romanzi più belli degli ultimi anni Il progetto Lazarus, che non a caso parla di sradicamento e di impossibilità di tornare a casa e lo fa con una lingua feroce e insieme dissacrante, dolorosa e rabbiosa. Oggi, invece, nel ricordo dei vent'anni dall'inizio dell'assedio, Hemon ha fatto ritorno a Sarajevo e ha raccontato le sue riflessioni al New Yorker. Nella didascalia al disegno a fianco del testo c'è scritta una cosa bellissima: "Volevo da Chicago quello che ho avuto da Sarajevo: una geografia dell'anima". Da leggere, insomma.
mercoledì 4 aprile 2012
Il tempo di un sentimento
Oggi è uscito su Doppiozero un mio pezzo che è in parte la rielaborazione di una cosa che avevo già scritto per Filmidee. E' dedicato al tema del tempo, del passato, della memoria, e parla di orologi, di cinema muto, di automi, di Scorsese, Coppola e anche di due film poco noti, ma bellissimi e a loro modo simili, come Independencia di Raya Martin e Tabu di Miguel Gomes. Si chiama Il tempo di un sentimento, lo potete trovare qui oppure leggerlo qui sotto. Buona lettura, se vi va, come sempre.
Oltre le lancette ferme dell’orologio di Ritorno al futuro, oltre l’ingranaggio bloccato nella torre di Mister Hula Hoop, il tempo materiale, manipolato e rievocato nei film di Zemeckis e dei Coen, è ancora oggi una presenza concreta di tanto cinema contemporaneo. Scorre all’indietro nella stazione di New Orleans di Il curioso caso di Benjamin Button, impone il proprio passo moltiplicato per cinque in Twixt di Coppola, vaga fluido per le decadi in Midnight in Paris di Allen, e in Hugo Cabret di Scorsese, con la sovrapposizione tra Harold Lloyd e il piccolo orfano appeso alle lancette di un quadrante, rimane l’unico appiglio a cui aggrapparsi prima della caduta.
Tra ricordi di traumi familiari, invenzione della nostalgia e desideri di purezza (con il discutibile The Artist che si porta a casa gli Oscar migliori), il contemporaneo sentimento del tempo si è trasformato nell’evocazione del tempo di un sentimento: quello, cioè, che lega gli autori alla loro storia personale, tra i traumi autobiografici di Coppola e i legami cinefili di Scorsese, e il cinema alla propria storia, a quel ’900 le cui tragedie ha testimoniato e spesso evitato di raccontare. L’automa di Hugo Cabret, in fondo, muto e impassibile come in Metropolis, si impone in chiusura come presenza inquietante, congedando lo spettatore con un sguardo inespressivo che ricorda l’incapacità del cinema di comprendere gli orrori della realtà. Scorsese ha il torto di non approfondire l’intuizione, ma nel suo film si dice che la magia di Méliès è stata superata dall’arrivo della Prima guerra mondiale e il materiale d’archivio che si vede per un brave momento, con quei soldati in marcia ripresi a colori, squarcia il velo su un mondo di fantasmi, illustra il cinema come una macchina che riprende la morte in diretta.
Oltre le lancette ferme dell’orologio di Ritorno al futuro, oltre l’ingranaggio bloccato nella torre di Mister Hula Hoop, il tempo materiale, manipolato e rievocato nei film di Zemeckis e dei Coen, è ancora oggi una presenza concreta di tanto cinema contemporaneo. Scorre all’indietro nella stazione di New Orleans di Il curioso caso di Benjamin Button, impone il proprio passo moltiplicato per cinque in Twixt di Coppola, vaga fluido per le decadi in Midnight in Paris di Allen, e in Hugo Cabret di Scorsese, con la sovrapposizione tra Harold Lloyd e il piccolo orfano appeso alle lancette di un quadrante, rimane l’unico appiglio a cui aggrapparsi prima della caduta.
Tra ricordi di traumi familiari, invenzione della nostalgia e desideri di purezza (con il discutibile The Artist che si porta a casa gli Oscar migliori), il contemporaneo sentimento del tempo si è trasformato nell’evocazione del tempo di un sentimento: quello, cioè, che lega gli autori alla loro storia personale, tra i traumi autobiografici di Coppola e i legami cinefili di Scorsese, e il cinema alla propria storia, a quel ’900 le cui tragedie ha testimoniato e spesso evitato di raccontare. L’automa di Hugo Cabret, in fondo, muto e impassibile come in Metropolis, si impone in chiusura come presenza inquietante, congedando lo spettatore con un sguardo inespressivo che ricorda l’incapacità del cinema di comprendere gli orrori della realtà. Scorsese ha il torto di non approfondire l’intuizione, ma nel suo film si dice che la magia di Méliès è stata superata dall’arrivo della Prima guerra mondiale e il materiale d’archivio che si vede per un brave momento, con quei soldati in marcia ripresi a colori, squarcia il velo su un mondo di fantasmi, illustra il cinema come una macchina che riprende la morte in diretta.
venerdì 30 marzo 2012
#140cine: uscite del 30 marzo
Per chi volesse, come ogni settimana da quasi un mese, è on line su Doppiozero la mia rubrica #140cine, un tweet per ogni film in uscita oggi. Questa settimana, in un clima di generale tristezza, ci sono la premiata ditta GiordanaRulliPetraglia e ancora lastoriamaledettaeirrisolata di Piazza Fontana, il cinecolombone dei Vanzina, un film inglese che più inglese non si potrebbe (e pure più palloso e inutile non si potrebbe), le solite robette in tredì che sanno di parcheggio da multisala, la classica, innocua commediola francese con la Huppert che fa la snobbona e un film artistico un po' troppo arty che rifà, male, quello che Kurosawa aveva fatto, meglio, nei suoi indimenticabili Sogni (che per la cronaca - anche se non ve ne frega un tubo - ho rivisto l'altro giorno alla tv di mio papà, quella che si paga, e a parte quando parla delle tragedie nucleari è ancora un film bellissimo, e comunque la prima volta che lo vidi da ragazzino non me la dimenticherò mai, non ci capii un tubo ma quei peschi in fiore non li ho mai dimenticati e nemmeno quei colori di Van Gogh, che quando sono andato a vedere il museo ad Amsterdam in realtà ci ero già stato e dovevo solo ripetere i passi). Buona lettura.
venerdì 23 marzo 2012
#140cine - 23 marzo
Come ogni settimana è uscita su Doppiozero la mia rubrica #140cine, un tweet e il trailer per ogni film in uscita. Questa settimana esce 17 ragazze, di cui ho scritto qui sotto: è il solo film veramente interessante. Proprio ieri gli hanno tolto l'assurdo divieto ai minori di 14 anni, trasformando uno stupido atto di censura d'altri tempi in un'inconsapevole operazione pubblicitaria. Speriamo serva a portare qualche spettatore in più. Buona lettura.
venerdì 9 marzo 2012
#140cine: uscite del 9 marzo
Come ogni venerdì è uscita su Doppiozero la mia rubrica #140cine, che trovate anche sulle pagine Facebook e Twitter della rivista on line e sul mio Facebook (qui a fianco). Questa settimana, contando anche quelli già arrivati mercoledì (John Carter) e ieri (A Simple Life), escono dieci film, molti dei quali italiani di genere - per cui già sapete cosa fare: restare a casa, ad esempio - e due commedie d'autore con donne per protagoniste (c'entra naturalmente l'8 marzo): Yound Adult di Jason Reitman, con la Theron classica adulta incapace di crescere sempre lì ad ascoltare compilation anni '90, e La sorgente dell'amore di Radu Mihaileanu, che non ho visto e nemmeno mi scomoderò per vedere. Con tutti i film inediti da Cannes 2011, proprio sta roba doveva uscire? Poi magari nei prossimi giorni parlo del film di Reitman. Buona lettura.
venerdì 2 marzo 2012
#140 cinema: uscite del 2 marzo
Su Doppiozero è uscita la mia rubrica #140cine: la trovate sul sito, sulle mie pagine Twitter e Facebook. I film di cui parlo, quelli oggi in uscita, sono: Cesare deve morire, Posti in piedi in Paradiso, 50 e 50, Henry, Safe House - Nessuno è al sicuro, Gli sfiorati e The Woman in Black. Non so quale di questi consigliare per davvero: forse i Taviani, ma non è che fosse proprio da Orso d'oro; forse 50 e 50, ma in fondo è la solita robetta indie che ha un po' stancato; di sicuro non la menata Procacci-Veronesi. Buona lettura.
venerdì 24 febbraio 2012
La mia rubrica su Doppiozero
Come scrivevo ieri, da oggi su Doppiozero ho cominciato a tenere una rubrica settimanale chiamata #140cine: si tratta di presentare con 140 battute, vale a dire il formato Twitter, i film che escono oggi nelle sale. I singoli tweet si trovano sull'account Facebook e Twitter di Doppiozero e pure sulla mia pagina di Facebook. Tutti insieme, invece, si trovano qui, direttamente sul sito di Doppiozero. La rubrica che presenta i film della settimana è ormai tipica di ogni giornale on line, come ad esempio avviene sul Post e su Internazionale, ma l'obiettivo di Doppiozero è unire critica, per quanto minuscola, e sfida linguistica: un gioco, insomma, che si spera possa piacere e dare qualche indicazione per chi non sapesse cosa vedere al cinema.
giovedì 23 febbraio 2012
#140cine
Domani comincerò a tenere una rubrica settimanale sul sito Doppiozero, con il quale collaboro da qualche tempo. Ovviamente sarà uno spazio dedicato al cinema e riguarderà in particolare le uscite in sala di ogni venerdì: sarà una specie di guida alla visione, simile a quella che avevo postato tempo fa qui, ma con uno stile e una sfida linguistica insolita. Per stare al passo coi tempi, e per provare ad adeguarsi alle mode dei social network, sarà legata all'account Twitter e Facebook di Doppiozero, ma si troverà anche sul sito e magari pure qui sopra. Metterò comunque i link. Titolo della rubrica: #140cine. A domani.
venerdì 10 febbraio 2012
Film che dialogano con la vita
Prima di partire per Berlino ho scritto un lungo pezzo per Doppiozero su Hugo Cabret: in parte riprende quello che avevo gia' scritto qui e qui, in parte aggiunge cose nuove. Se vi va di leggerlo, lo trovate qui. Nel frattempo qui a Berlino ieri sera e' passato al Forum La demora, nuovo film di Rodrigo Plá, regista uruguayano che qualche anno fa si fece notare con La zona. Il film parla di una donna che abbandona il padre anziano perche' non puo' occuparsi di lui e della lunga attesa di quest'uomo nel gelo dell'inverno sudamericano, solo, ammalato e convinto che prima o poi la figlia venga a recuperarlo. Una film onesto ma irrisolto, che nelle scelte amorali dei personaggi ricorda il Loach di qualche anno fa: sono uscito un po' annoiato e un po' indifferente. Poi sono andato a casa e li' ho scoperto che per errore non avevo le chiavi di casa. E nel gelo della sera berlinese, solo e pure io un po' ammalato, ho atteso che qualcuno arrivasse... Fanculo i film che dialogano con la vita: se almeno La demora fosse stato bello...
mercoledì 11 gennaio 2012
J. Edgar per Doppiozero
giovedì 24 novembre 2011
Buoni propositi prefestivalieri
Domani comincia il Torino Film Festival, e siccome io ci lavoro non credo avrò molto tempo per scrivere su questo blog. Se ogni tanto riuscirò a ritagliarmi un po' di tempo, magari un salto lo faccio e un post lo scrivo: ma per stare sicuro che qualcosa compaia tutti i giorni, da domani e per tutti i giorni fino al 3 dicembre, giorno di chiusura del festival, ogni mattina comparirà un breve testo su quelli che saranno gli appuntamenti ufficiali (incontri, proiezioni con ospiti, repliche significative) di Onde, la sezione di cinema sperimentale che curo insieme con Massimo Causo (per tutte le repliche rimando al programma del TFF). Naturalmente i post sono rivolti alle persone che sono a Torino durante i giorni del festival e hanno il tempo di andare a vedere film. Per tutti gli altri, a cui giustamente non frega un tubo di sapere cosa passa in un cinema a sei ore da casa loro, tante buone cose: ci si risente a inizio dicembre.
lunedì 7 novembre 2011
Il re pallido (con la bandana)
Mentre oggi uscivano le ennesime ultime canzoni dei REM, facendo sempre più somigliare la fine di questo gruppo a quella del governo Berlusconi, annunciata secoli fa e ogni mattina provvista di un definitivo atto finale, qualcosa di più bello e sorprendente ha deciso di tornare dopo che anni fa aveva purtroppo deciso di andarsene per sempre. Sto parlando di David Foster Wallace, che come tutti sanno nel 2008 si suicidò per via di una depressione devastante, e che oggi torna in libreria con il suo ultimo romanzo Il re pallido, che Einaudi ha tradotto dopo l'uscita americana della scorsa primavera e che naturalmente è un'opera postuma, in odore di operazione commerciale, è ovvio, ma forse meno del solito, ché forse si tratta per davvero delle sole parti che lo scrittore aveva consegnato all'editore al momento della morte. Per celebrare l'evento e per riflettere su quello che probabilmente è il più grande scrittore americano dagli anni '80 in poi, Doppiozero oggi gli ha dedicato un bellissimo speciale, ricordando che certi ritorni, benché solo letterari, possono essere qualcosa più interessante di un presidente del consiglio che non si leva dalle palle o di una band che continua a tirar fuori canzoni dal cassetto mentre passa la ramazza prima di chiudere l'ufficio. Qui si trovano tutti i pezzi dello speciale (tra cui uno bellissimo di Bartezzaghi): sono tanti, sono lunghi e talvolta sono complessi. Ma sono appassionati e appassionati, ché la scrittura di Wallace per comprenderla devi amarla, altrimenti ti fermi alla prima pagina. E se per caso vuoi leggerla in lingua originale devi conoscerla perfettamente, ché io ci ho provato a farlo con The Pale King, ma con le mie conoscenze mi sono fermato solo un po' più in là della prima pagina. Ora aspetto il momento giusto e riprendo a legger, questa volta in italiano. Nel frattempo vado avanti a leggere lo speciale di Doppiozero.
mercoledì 26 ottobre 2011
Doppio Van Sant
mercoledì 19 ottobre 2011
Ancora su Sorrentino (poi basta)
Sono tornato a scrivere sul film di Sorrentino, sul perché secondo me non funzioni, ma anche su come lo stile del regista sia in fondo qualcosa di profondamente autentico e sofferto: non mi rimangio quello che ho scritto due giorni fa, ma cerco di argomentarlo diversamente. Il pezzo lo trovate qui, su Doppio Zero, sito che consiglio non solo perché ci collaboro ma perché può interessare chiunque voglia stare al passo con ciò che la cultura contemporanea produce (libri, arte, cinema, giornalismo, attualità...).
lunedì 19 settembre 2011
Doppiozero
Da oggi ho cominciato a collaborare con Doppiozero, il progetto editoriale no profit ideato, tra gli altri, da Marco Belpoliti. Per ora ho scritto un pezzo su Carnage di Polanski, quello che si trova anche qui sotto, poi in seguito dovrei collaborare in maniera più continuativa. Doppiozero è una rivista (più che un blog o un semplice contenitore di idee e progetti) molto interessante, uno spazio aperto per dare possibilità di pensiero e parola a chi ha parecchie cose da dire e scrivere ma non sempre trova lo spazio per farlo. Tra i suoi post trovate interventi che parlano di cultura del nostro tempo, di libri, di arte, di cinema, di musica, di esperienze e riflessioni che uniscono tutte queste cose insieme e magari qualcuna in più, dalla politica alla società che ci sta intorno. E siccome a raccontare ulteriormente cos'è Doppiozero sprecherei parole usate meglio da altri, copioincollo qui sotto le motivazioni dell'iniziativa, contenute nel chi siamo del sito:
Perché
Perché il mercato non è l’unica misura del lavoro intellettuale; perché non si perda la memoria del passato mentre si transita verso il futuro; per salvare libri e autori che sono stati e rimangono importanti per noi; per contribuire al cambiamento culturale e sociale del nostro paese; per amore dei libri; per aprire spazi a chi ha cose nuove da dire; per amore della discussione; per difendere e allargare la democrazia del sapere.
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