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mercoledì 11 gennaio 2012

J. Edgar per Doppiozero

Oggi è uscito su Doppiozero un mio pezzo su J. Edgar di Clint Eastwood: ho elaborato alcune cose scritte già qualche giorno fa, subito dopo aver visto il film. Per chi fosse ancora interessato trova il pezzo qui. E naturalmente, per chi non l'avesse ancora fatto, ne consiglio la visione: per quanto non sia perfetto, è di gran lunga la cosa migliore fatta negli ultimi anni da Eastwood. E in più, ai link che trovate qui sopra rimando ad alcune recensioni interessanti che ho letto in questi giorni.

giovedì 10 febbraio 2011

La citazione, certo, la citazione

Non ho molto tempo per scrivere a proposito di True Grit dei Coen. L'ho visto solo pochi minuti fa – e di buona norma non si dovrebbe scrivere cosí a ridosso di un film. Ma posso scrivere solo ora, per cui mi soffermo sulle due cose che più mi hanno colpito del film. L'inizio, come prima cosa, che riprende in modo evidente quello di Fargo, e quindi imposta il film su un'opzione di rifacimento, come tessitura su un corpo giá vivo: trattandosi di un remake é scontato, ma i Coen questa volta non lavorano su un fatto reale, bensí su un'opera di finzione, su un film, dunque un corpo già morto, e per di piú, essendo Il Grinta di John Wayne del 1969, un western crepuscolare. Per questo – e vengo alla seconda cosa che mi ha colpito – quando arriva la citazione, perché tanto si sa che arriva, la senti come un dialogo privato, qualcosa che sta tra i registi e il genere con cui hanno a che fare, ma anche tra te e il cinema stesso. Il riferimento è al western piú famoso di tutti, Sentieri selvaggi, e all'immagine piú famosa di tutte del film, quella di John Wayne incorniciato da una porta scura, con l'orizzonte alle spalle: non dico come ci si arriva a vedere quell'inquadratura-feticcio almeno tre volte, ma in ogni situazione c'è che qualcosa o qualcuno che la mette in discussione, che la violenta e la disarma.