Domani escono i tre film di cui parlo più sotto: a loro modo sono tutti interessanti, in un caso si è di fronte a un quasi capolavoro, nell'altro a un'operazione sbagliata ma affascinante e nell'altro ancora a una piacevole sorpresa. Questo post potrebbe essere il numero zero di una rubrica sulle uscite in sala che se solo avessi tempo farei ogni giovedì. Per questa settimana ce l'ho, per cui lo metto, poi si vedrà.
Una separazione (Jodaeiye Nader az Simin) di Asghar Farhadi
Farhadi, già regista del notevole About Elly, ha vinto il Festival di Berlino con questo film ambientato come il precedente nel mondo della borghesia di Teheran. Un dramma che da privato diventa civile quando Simin e Nader, marito e moglie prossimi al divorzio, devono affrontare la denuncia per aggressione della loro donna di servizio. In un turbine di parole e movimenti, più versioni dello stesso fatto si sovrappongono e vanno a sbattere contro le regole di una società autoritaria, mettendone in luce le contraddizioni. Farhadi non ci va leggero con il regime iraniano, ma il suo film, più che accusare, mostra le conseguenze di una condizione esistenziale mai del tutto libera: uomini e donne agiscono, sbagliano, attaccano, si difendono, hanno dubbi e fragili certezze, e ogni loro azione si disperde in un caos rumoroso e senza direzione, immagine perfetta della complessità delle relazioni umane e sociali.
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giovedì 20 ottobre 2011
lunedì 5 luglio 2010
Elogio poco convinto
La prossima settimana ci sarà il Traffic a Torino e il nome di punta del programma sarà quello di Charlotte Gainsbourg: un po' come quella volta che Bjork vinse la Palma d'oro a Cannes per Dancer in the Dark (la vinse? non ho voglia di controllare). Gente che trionfa nel settore dove non c'entra una mazza. Come la Grecia quando vinse gli Europei nel 2004. Il nuovo album della Gainsbourg non è nemmeno così male, ha il tipico aplomb da puttana con Chanel delle francesi, con l'aggiunta di un tocco sbracato grazie alla produzione di Beck. Ma la Gainsbourg attrice è di gran lunga preferibile. Non tanto quella di Von Trier, che era patinata e esagitata, quanto quella intensa, insopportabile, pazzescamente attraente di Persécution di Chereau: la trovate qui. Anche se poi la sua immagine più bella è quella della foto nella copertina dell'Espresso che ho messo sopra. La trovo irresistibile, esattamente come trovo inutile tutto quello che ho scritto fino a ora. Mille pippe per dire che alla fine andrò a vederla per vederla, non certo per sentirla.
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