Eccoci al film di Malick, To the Wonder, che venendo poco più di un anno dopo The Tree of Life è ovviamente simile nello stile e nell'ispirazione, nei sussurri e nei movimenti ondeggianti della macchina da presa, che poi sono gli stessi di La sottile linea rossa e soprattutto di The New World, e allora ti viene il dubbio che affondata negli anni l'ispirazione totale - così antihollywoodiana eppure americanissima - di La rabbia giovane e I giorni del cielo, e passato lo shock visivo del ritorno a fine anni '90, dobbiamo convincerci che fino a quando camperà, e nei prossimi settanta o ottanta film che a quanto pare sta preparando, Malick girerà sempre in questo modo, erratico e fragile, abbacinante e sbigottito, sempre lì a inseguire pezzi di figa sballonzolanti in un campo o sotto le fronde degli alberi, con le mani rivolte al cielo o impegnate ad accarezzare la granaglia, mieloso e pietoso, lamentino e piccolo piccolo... To the Wonder è un film oggettivamente insopportabile, un'ora e cinquanta di invocazioni all'amore e a Dio, senza un dialogo diretto e uno straccio di narrazione - ma solo l'effetto della narrazione, ciò che ne segue a livello di emozioni e reazioni - e con fiumi di musica classica e di corpi da catalogo per Intimissimi. Eppure questa volta devo ammettere che ho trovato qualcosa, superato il fastidio iniziale ho provato a capire perché Malick si sia ridotto a fare questo sfoggio di tecnica fighetta e laccata. E ascoltando le invocazioni senza risposta dei suoi personaggi, le stesse che dal '99 ci tormentano, ho sentito personaggi lamentare il silenzio di Dio, il silenzio dell'amore, la fine delle cose, il senso di distanza dalla realtà che impedisce la piena realizzazione di sé. Ok, The Master si fa un baffo di tutto ciò, l'ho scritto ieri dove secondo me va a finire la perfezione dell'anima invocata da Lancaster Dodd (va a finire nel muro di pensieri del suo antagonista Freddie Quell, nella materia piatta di una bambola di sabba scopata), ma Malick - forse sbagliando, forse da ingenuo, forse da vecchio barbogio - prova a rincorrerla, quella luce che sfugge, prova a superarla, quella barriera che ci divide dalla verità, dall'altrove, dal divino (per lui e per quelli che ci credono).
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domenica 2 settembre 2012
martedì 17 maggio 2011
Frankly Mr. Malick
Le cose che mi sono piaciute in The Tree of Life di Malick: tutta la parte ambientata negli anni '50, con l'infanzia dei tre bambini e la rigida educazione del padre; la macchina da presa che come sempre svolazza e insegue i personaggi, ne coglie lo stato di grazia e la leggerezza della presenza nel mondo; alcuni momenti straordinari, di puro cinema della luce e del movimento, sempre ambientati attorno alla casa della famiglia protagonista o lungo il fiume nei boschi; la narrazione che procede per accumulo di scene, che non racconta ma ammucchia frammenti, vivendo dell'idea di superare metafisicamente la realta' che mette in scena; l'idea generale del film, per quanto non nuova, e cioe' lo scontro tra grazia e natura, con la prima fragile e la seconda inflessibile. In un certo senso mi e' pure piaciuto l'ipnotico viaggio a ritroso alle origini del mondo e poi il nuovo inizio, una specie di delirio kubrickiano, anche se troppo simile a un campionario visivo della National Geographic e dopo un quarto d'ora gia' da orticaria.
lunedì 6 dicembre 2010
Il trailer di The Tree of Life
Dopo essersene parlato per anni, e nello specifico in questo post di questo blog, ieri finalmente si è visto il primo trailer ufficiale di The Tree of Life di Malick, che uscirà a fine maggio negli Stati Uniti e presumibilmente sarà presentato in anteprima a Cannes. In realtà lo si è visto clandestinamente, perché la versione che circola su internet è "rubata" a una proiezione ufficiale della Fox: tanto basta, comunque, per accorgersi che il film è, almeno nello stile, ma pare anche nella storia, Malick allo stato puro, rarefatto e controluce, estetizzante e spirituale. The New World, per quanto bellissimo, aveva fatto intravedere la possibilità di un'involuzione del regista: The Tree of Life, fosse anche solo per l'attesa spasmodica, finirà sicuramente per deludere qualcuno, ma da queste prime immagini sembra all'altezza delle aspettative. Vedremo.
domenica 24 ottobre 2010
Save the date!
Finalmente si sa quando uscirà il film più atteso della storia. Non tanto perché sia un evento, anche se un po' lo è, ma perché se ne parla da così tanto tempo che l'attesa ha creato la dimensione del mito e quasi non si sapeva più se si sarebbe visto un film a quanto si dice finito di girare due anni fa e poi lasciato nel limbo della post-produzione e nell'iperuranio delle dicerie (un inizio con gli angeli sulle nuvolette, l'uso dell'Imax, i dinosauri... che cacchio di roba sarà?). Ora invece si sa: The Tree of Life di Terence Malick, il filmone sulle origini delle umanità e sull'America degli anni '50 con Sean Penn e Brad Pitt, uscirà il 27 maggio 2011. L'ha scritto oggi il New York Magazine, chiedendosi anche se sarà un titolo in grado di reggere la concorrenza spietata delle programmazioni estive. Problemi loro, in ogni caso. Qui come al solito lo vedremo con mesi di ritardo, sempre che la probabile première a Cannes non faccia da traino all'uscita europea. Vedremo. Intanto è già qualcosa sapere che lo vedremo.
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