Quando ci sono i risultati delle elezioni, e magari le elezioni si rischia di vincerle, mi viene difficile scrivere post intelligenti. O addirittura scrivere del tutto, di ogni cosa vista, letta o ascoltata. L'altro ieri, ad esempio, ho visto I guardiani del destino, il film con Matt Damon e Emily Blunt tratto da un racconto di Philip K. Dick che dovrebbe uscire la prossima settimana: è piccolo piccolo, ma ha alcune cose parecchio interessanti sul rapporto tra narrazione e spazio (un po' come Inception, ma un metro sotto) che mi piacerebbe approfondire. Ma non ne ho voglia, per cui passo. Ieri poi ho finito di leggere Nemesi di Roth, che per quanto sia un libro piccolo pure lui e minore, con l'autore che scrive chiaramente con il freno a mano tirato, ha dice dice nondimeno alcune cose illuminanti sul vuoto di responsabilità e sulle paure della società contemporanea. Avrei anche qui delle cose da scrivere, soprattutto se le penso in relazione a certe commedie hollywoodiane dove quello stesso senso di colpa viene esorcizzato nel cazzeggio (dice niente Una notte da leoni?), ma di nuovo non ne ho voglia, per cui ne scrivo un altro giorno. Insomma, niente da fare. Oggi è il pomeriggio in cui si rischia di vincere un'altra elezione e in cui, magari, faccio le corna, possiamo pensare di rivedere la luce in fondo al tunnel. Per cui oggi non scrivo e mi godo il risultato, ripensando alla scena di finale del film qui sotto, dove alla fine si vede la luce...
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lunedì 13 giugno 2011
mercoledì 9 febbraio 2011
Nemesi e Vizio di forma
Da Einaudi sono in uscita i nuovi romanzi di due tra i più grandi scrittori americani ancora viventi: Roth e Pynchon. Il primo ha scritto l'ennesimo romanzo breve di questa sua fase creativa, Nemesi, e a quanto pare siamo ai livelli del Complotto contro l'America, alla controstoria ambientata a Newark negli anni '40, tra i ricordi d'infanzia dell'autore e l'elegia di una nazione inesistente, il vero tesoro narrativo di Roth, il fulcro della sua scrittura gigantesca e potentissima. In questi anni Roth ha rischiato la svalutazione per eccesso d'offerta, ma i suoi ultimi lavori vanno presi come frammenti di un unico grande romanzo, una tragedia americana dalle potenzialità infinite, massimalista e universale. Qui si trova un'intervista in italiano all'autore e anche il testo originale, in inglese e più lungo. L'altro romanzo è Vizio di forma di Thomas Pynchon, il più postmoderno degli scrittori americani, quello che scrive quasi sempre cose incomprensibili, che costruisce strutture così complesse e articolate che uno a un certo punto si fa sedurre dalla confusione e perde interesse per il libro in sé. Questa volta però, a 70 anni e come sempre nascosto dal mondo, pare abbia cambiato stile e scritto un romanzo leggere e divertente, un noir ambientato negli anni '60 che è una dichiarazione d'amore a quel periodo. Buona lettura, per chi avesse ancora voglia di scrittori grandi da sempre.
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