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venerdì 25 febbraio 2011
La geografia della memoria cinematografica - II
Oggi su Minima et moralia è uscita la seconda parte (e chissà se ce ne sarà una terza, una quarta, una quinta...) delle mie riflessioni sulla memoria cinematografica e una sua possibile mappatura geografica, già cominciate con questo testo qualche settimana fa. Qui invece trovate quello nuovo. La prima frase immette immediatamente in quella che è al momento è la mia ossessione televisivo-cinematografica, in ritardo certo, visto che da anni si dice che Mad Men è la serie capolavoro per eccellenza, ma così devastante da mangiarsi quasi tutto il resto. Nel caso a qualcuno interessasse, la scena meravigliosa di cui racconto lo svolgimento nell'incipit la si può vedere qui, di una bellezza e una commozione raramente sfiorate dal cinema commerciale americano di questi anni. Buona visione e buona lettura, come sempre, se vi va.
venerdì 28 gennaio 2011
La geografia della memoria cinematografica
Oggi su Minima et moralia, il blog della casa editrice Minimum Fax per il quale avevo già scritto questo pezzo, ha pubblicato un altro mio intervento. Si tratta di un testo introduttivo per un'ipotetica "geografia della memoria cinematografica", una cosa che spiego nel post e che ha a che fare con la fruizione del cinema come medium di massa e fabbrica dei ricordi (più che dei sogni). Il post fa parte, o meglio, dovrebbe far parte, di un progetto più ampio, in un certo senso legato a quello di cui si era parlato tempo fa anche qui sopra (qui, ad esempio). Il post lo trovate direttamente qui: buona lettura se vi va, come sempre.
giovedì 2 dicembre 2010
Sufjan Stevens e la sua era di assurdità
Ieri, mentre ero in giro per il TFF, è uscito un pezzo su Sufjan Stevens e The Age of Adz (autore e album di cui ho parlato fin troppo a lungo qui sopra) che ho scritto per Minimaetmoralia, il blog della casa editrice Minimum Fax. Lo potete leggere cliccando qui. Spero piaccia a qualcuno. Per quanto mi riguarda è un tentativo non so quanto riuscito di razionalizzare e dare una direzione alla mia personale ossessione degli ultimi mesi. Buona lettura, se vi va.
mercoledì 17 novembre 2010
La sindrome del XX secolo
In questi giorni sto leggendo Homer & Langley di E. L. Doctorow, un grande libro che ha molto a che fare con gli argomenti di cui ho scritto sovente qui sopra: vale a dire il peso degli oggetti, dei ricordi, dei nomi, dei luoghi, dei fatti del XX secolo, dai quali il nostro tempo sembra faticare a congedarsi. Per parlarne approfonditamente dovrei finire di leggerlo, certo, ma soprattutto dovrei cercare parole differenti da quelle usate oggi da Giorgio Vasta sul blog Minima & moralia. E perché, in fondo, visto che Vasta è così bravo? Quindi cito lui e rimando al suo pezzo, all'idea che nella vicenda vera di Homer e Langley Collier - due newyorchesi che alla morte dei genitori, negli anni ’20 del secolo scorso, si chiudono nella loro casa di Harlem immersi in un cumulo di materiali compulsivamente raccolti nel corso del tempo (e visibili nella foto qui sopra) - Doctorow intravede "qualcosa che trascende la semplice anomalia psichiatrica – la disposofobia, anche detta sindrome dei fratelli Collyer – e si cimenta nel racconto della natura più traumaticamente profonda del ’900, provando (...) a dare forma al XX secolo per prenderne congedo".
giovedì 11 novembre 2010
Ancora su Noi credevamo
Domani arriva nelle sale anche Noi credevamo, il fluviale film di treoreenonsoquantiminuti che Mario Martone ha dedicato al Risorgimento italiano, dai moti carbonari degli anni '20 del XIX secolo fino al periodo successivo l'unità d'Italia. Arriva per celebrare i 150 anni, certo, ma anche, come ha scritto Alessandro Leogrande su Minima et moralia, il blog culturale di Minimum Fax, per presentare "la miglior risposta da dare a chi oggi intende riscrivere il nostro Ottocento". Perché racconta di alcuni patrioti e democratici meridionali "stritolati da una Storia travagliata", perché celebra quella gente, il loro idealismo e la loro integrità. Del film, del tradimento alla base della storia italiana, dell'inadeguatezza endemica della sinistra italiana ("noi credevamo... scusate se credevamo...") avevo già scritto qui, quando il film fu presentato a Venezia: siccome ripetere non serve mai a troppo e oggi non ho molto tempo, rimando a quel pezzo e soprattutto a quello di Leogrande. Naturalmente, poi, consiglio di andare a vedere il film, di fare pipì prima di entrare e di portare il thermos del caffè e un paio di biscotti.
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