"Com'è possibile camminare sui prati verdi e avere l'animo triste? Essere immersi nel caldo del sole mentre tutto intorno sorride e avere l'angoscia nel cuore? Lasciate a noi le nostre tristezza. A noi che non possiamo andare nei prati e non vediamo mai il sole". Sono le parole che chiudono La pecora nera di Ascanio Celestini, uscito oggi nelle sale dopo l'anteprima a Venezia. E' un film bello forse per caso, perché Celestini nella vita non fa cinema (e si vede), ma proprio per questo gli riesce di lasciar libere la sceneggiatura e la struttura e far sì che l'ansia e la bellezza della sua scrittura e della sua recitazione, centrare sulla ripetizione di parole e figure, influenzino anche il film. La chiave, a parte nella capacità di creare un luogo sacro, il manicomio, senza indugiare sulla retorica della bellezza della malattia, sta nella forza di una trama che si costruisce sull'immaginazione imballata dell'attore romano, con la follia che inizialmente sembra qualcosa di esterno, ma poi prende il possesso, ribalta la posizione dello spettatore rispetto ai personaggi, e costringe a reintreprere tutto.
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venerdì 1 ottobre 2010
giovedì 2 settembre 2010
Venezia 67 - Giorno 2 (Le lesbo straight)
Alla fine la scena lesbo c'è, e pure bella, appassionata e appassionante, se solo non fosse un sogno della povera protagonista di Black Swan, la frigida e perfetta, troppo perfetta Nina. La cosa bella è che si tratta di un sogno anche per noi uomini etero, che amiamo l'amore lesbico solo se praticato da strafighe etero che decidono di sbarazzarsi degli uomini per una buona mezz'ora. La stessa cosa succede tra Natalie Portman e una collega del balletto di New York, succede anche in La Belle endormie di Catherine Breillat, dove ad avviare all'amore lesbo la protagonista (che è proprio lei, la belle addormentata delle favola) è un zingara senza freni che dice di aver perso il conto degli uomini che si è scopata. L'immagine che riprende le due ragazze nude oltre la cinta, abbracciate dopo il sesso, una bianchissima l'altra bruna e olivastra, è una delle cose più belle vistte finora alla Mostra.
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