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giovedì 7 aprile 2011
Cineforum 501
E' uscito in edicola il numero 501 di Cineforum, sul quale ho scritto un pezzo molto lungo su La donna che canta di Denis Villeneuve, sorta di elaborazione di quello che avevo già postato su questo blog. La cosa interessante del numero, però, è lo speciale su Hereafter di Clint Eastwood, film sul quale la critica italiana ha a mio modesto parere perso completamente la bussola, qualificandolo come l'ennesimo capolavoro del regista per il semplice fatto di essere un nuovo film del regista. Lo speciale contiene riflessioni appassionate sul valore del film, ma registra anche una voce fuori dal coro, un testo che riflette proprio sull'accoglienza (a)critica che il film ha ricevuto: l'ha scritto Pier Maria Bocchi ed è possibile leggerlo direttamente qui. Ne condivido praticamente ogni parola, salvo il fatto che per quel che mi riguarda già in Invictus, e prima ancora nell'unanimemente elogiato Gran Torino, avevo intravisto nel cinema di Eastwood i segnali di una certa debolezza, di una scarsa lucidità o più semplicemente di una comprensibilissima stanchezza. Invito a leggere il testo, che si chiama Il nuovo capolavoro di Clint Eastwood e parla soprattutto della mancanza di misura nell'uso di certe parole quando si vuole nascondere la pigrizia nel riflettere sulla reale natura delle cose.
venerdì 11 marzo 2011
Uno sguardo dal ponte
Le spaventose immagini dello tsunami in Giappone lasciano senza fiato, non c'è molto da dire. Purtroppo, però, c'è molto da vedere: la realtà fisica del muro d'acqua, che al tempo del maremoto a Sumatra nessuno ci fece vedere, se non a disastro compiuto. Qualche mese fa l'ha fatto Clint Eastwood nell'unica scena degna di nota di Hereafter, forse il miglior esempio di utilizzo di effetti speciali visto negli ultimi anni. Lo shock per quello che è successo oggi è come al solito uno shock dello sguardo, come quello che deve aver provato il tizio che si vede verso la metà di questo video, immobile in piedi su un ponte mentre sotto di lui un paio di navi vengono risucchiate dalla corrente. Immobile come se quello che succede vicino a lui non rischiasse di trascinarlo via con tutto il resto, e non solo perché è un giapponese e sicuramente dentro avrà il panico e fuori un'espressione da statua di cera. Per me quella è l'immagine simbolo del disastro, lo sgomento muto di fronte all'incredibile, di fronte al cinema ingolfato nel vero senso della parola dalla realtà: come spettatori increduli, anche le vittime vere non possono far altro che guardare. Tutto quello che abbiamo visto oggi e che vedremo per giorni ancora conferma che ormai non sappiamo fare altro: restare a guardare.
lunedì 10 gennaio 2011
Lo schermo immaginario
Mi sono ripromesso di non parlare quasi mai di film, libri o dischi che non amo. La stroncatura negativa era lo sport preferito della critica fino a qualche anno fa e anche se oggi si pratica un po' meno, quella di demolire un film per il semplice piacere di distinguersi rimane una pratica soprattutto orale, specie se in coda pre-proiezione, tipo scena di Io & Annie, con il Fellini mancante di strutture coesive, il "grande tecnico del cinema" che diventa un autore indulgente, anzi "uno degli autori più indulgenti"... Ecco, per dire, quella cosa lì che Allen prendeva per i fondelli esiste ancora, ma più sovente, forse, esiste la sua controparte, vale a dire la lode a senso unico, l'esaltazione acritica del lavoro di un cineasta. Se penso ai film usciti in questi giorni, penso a Hereafter di Eastwood, che per me è un film decisamente mediocre, ma che per molti critici, pure per quelli bravi, è a tutti gli effetti un capolavoro. Perché è un film di Eastwood, naturalmente, mica per altro.
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