Visualizzazione post con etichetta Arcade Fire. Mostra tutti i post
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lunedì 27 giugno 2011
Scenes from the Suburbs
Mezzi siti musicali e cinematografici di tutto il mondo ne parlano da giorni, e già che ci sono mi ci metto anch'io: oggi e domani, sul sito di cinema d'autore in streaming Mubi (di cui giorni fa ho parlato qui), verà proiettato gratuitamente Scenes from the Suburbs, il cortometraggio che Spike Jonze ha girato espandendo il lavoro fatto fatto per il videoclip dell'omonima canzone degli Arcade Fire. Il corto, presentato a febbraio al Festival di Berlino, è uno sguardo d'ambiente tipicamente americano e tipicamente indie - come la musica degli Arcade Fire, come il cinema di Jonze - con luci contrastate, montaggio libero, elegia dell'adolescenza e malinconia degli spazi urbani. Niente che già non ci si aspetti, ma notevole. Da non perdere, insomma, anche perché viene sempre più il dubbio che la distribuzione del cinema di domani sarà proprio questa.
lunedì 4 aprile 2011
The Funeral
Sabato sera al Madison Square Garden gli LCD Soundystem hanno dato il loro concerto d'addio: un evento annunciato da mesi e finalmente arrivato per quella che è una delle band simbolo della musica indie degli anni Duemila, una specie di super-progetto nato dalla mente di un produttore geniale e dall'aria da sfigato, James Murphy, che negli anni e in soli tre album ha raccolto tante critiche quante celebrazioni. L'altra sera, comunque, lo spettacolo non è mancato: tre ore e passa di show, un pubblico estasiato, un sacco di gente sul palco e tra loro Murphy per l'appunto, che faceva da mattatore di un evento da lui stesso definito "un funerale" (aggiungendo, però: "se propio deve essere un funerale, rendiamolo il migliore di sempre"). Il concerto lo si può vedere interamente qui e come tutti gli show d'addio è sia esaltante sia sgangherato, con alcune canzoni venute bene e altre meno bene, con una serie di ospiti arrivati sul palco chissà da dove (e chissà perché) o perché, come gli Arcade Fire, amici di Murphy e quindi obbligati a fare da inutile coretto a un paio di pezzi, giusto per dire che a quella mitica serata al Madison - "cos'era? l'aprile 2011, vero?" - c'erano anche Regine e Win. Buona visione.
venerdì 21 gennaio 2011
Panda Bear e il canone dello skate
Qualche giorno fa è uscito il video di una canzone tratta dal nuovo album di Panda Bear, batterista degli Animal Collective che ha da tempo avviato una carriera da solista di tutto rispetto (questa canzone, da questo album, era stupenda). L'album si chiamerà Tomboy, uscirà ad aprile e il video della nuova canzone sembra la seconda parte di quello girato da Spike Jonze per The Suburbs degli Arcade Fire (più naturalmente qualsiasi altra cosa girata da Van Sant da Elephant in poi, modello unico di ogni giovane regista indie). La canzone è notevole, ipnotica e profonda, il video un po' meno, se non altro perché il canone visivo ed esistenziale dei ragazzetti dei sobborghi in skateboard ha decisamente rotto.
lunedì 20 dicembre 2010
Deerhunter, Halcyon Digest
In tutti i siti musicali del mondo tra i primi album dell'anno ci sono almeno due presenze fisse: Teen Dream dei Beach House e Halcyon Digest dei Deerhunter. Del primo ho parlato più volte e con il tempo non ha perso nulla della sua bellezza; del secondo, invece, parlo ora, visto che è uscito da poco e soprattutto è un album che cresce con il numero di ascolti. Halcyon Digest è un mezzo capolavoro, di sicuro il lavoro più diretto e facile dei Deerhunter, quello in cui sono più evidente le influenze beatlesiane, ma pure l'apertura alla contemporaneità, con i ritmi sincopati e le progressioni dell'indie e quel senso di alienazione suburbana che poi è il retroterra di qualsiasi musicista americano sotto i 35 anni e la caratteristica che fa di The Suburbs l'album simbolico di questi tempi. I Deerhunter non sono i pur bravi Tame Impala, che pure loro hanno un album, questo, in quasi tutte le classifiche, o l'altrettanto onesto ma derivativo The Tallest Man on Earth: non si limitano, per essere chiari, a immergersi nell'acido da magical mystery tour, nel primo disco dei Pink Floyd o nelle corde di Dylan per riprendere sonorità psichedeliche o folk incastonate nella memoria del rock. I Deerhunter quella memoria la recuperano e la mettono in discussione, a partire dall'apertura ossessivo di Earthquake per arrivare a pezzi grandiosi come Memory Boy, che ha la batteria di un pezzo anni '60, o Desire Line, che sembra ma non è una canzone dei Sigur Ros. Tutto merito, pare, del leader Bradford Cox, che è tanto brutto quanto geniale.
martedì 14 dicembre 2010
Tracklist 2010 - Parte II
Continua da ieri, e magari prosegue anche nei prossimi giorni. Ascoltate, se vi va, e magari proponete altri titolo, così facciamo un bel contenitore di tutte le cose belle di questo 2010.
Sufjan Stevens, Djohariah
Deerhunter, Helicopter
Belle and Sebastian, I Can See Your Future
Archive, Bullets
Owen Pallett, Lewis Takes Action
Arcade Fire, Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
Vampire Weekend, Giving Up the Gun
The Extra Lens, Dog Clinic 17
Clogs, I Used to Do
Midlake, Rulers, Ruling All Things
Sufjan Stevens, Djohariah
Deerhunter, Helicopter
Belle and Sebastian, I Can See Your Future
Archive, Bullets
Owen Pallett, Lewis Takes Action
Arcade Fire, Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)
Vampire Weekend, Giving Up the Gun
The Extra Lens, Dog Clinic 17
Clogs, I Used to Do
Midlake, Rulers, Ruling All Things
lunedì 13 dicembre 2010
Tracklist 2010
Visto che le classifiche non mi va di farle, e comprensibilmente a nessun frega delle mie preferenze, a partire da oggi farò una lista di alcune tra le canzoni più belle dell'anno, con appositi link dove ascoltarle. In ordine sparso, come mi vengono in mente e senza nulla di più, ché tanto l'ho già scritto mille volte chi sono i miei preferiti. Ecco le prime dieci.
Beach House, Zebra
Tunng, Don't Look Down or Back
The National, Runaway
Sufjan Stevens, The Age of Adz
Arcade Fire, We Used to Wait
MGMT, Siberian Breaks
LCD Soundsystem, All I Want
Peter Gabriel, The Boy in the Bubble
John Grant, I Wanna Go to Marz
Broken Social Scene, Meet in the Basement
Continua...
Beach House, Zebra
Tunng, Don't Look Down or Back
The National, Runaway
Sufjan Stevens, The Age of Adz
Arcade Fire, We Used to Wait
MGMT, Siberian Breaks
LCD Soundsystem, All I Want
Peter Gabriel, The Boy in the Bubble
John Grant, I Wanna Go to Marz
Broken Social Scene, Meet in the Basement
Continua...
venerdì 19 novembre 2010
Arcade Fire, Spike Jonze, The Suburbs
Uscito da pochissimo. Fighetto, come si addice al regista, ma bello. E la canzone più la senti e più diventa potente e più ti fa pensare al mondo che si vede nel video e più ti fa capire quanto cacchio sono bravi gli Arcade Fire.
sabato 16 ottobre 2010
Il piacere solipsistico dell'incazzatura confermata
Ogni tanto leggo il post The Classifica sul blog fighettone Macchienera. Lo scrive Paolo Madeddu commentando i dischi più venduti della settimana in Italia. A parte il fatto che mi riporta alla mia infanzia, quando il sabato prima di pranzo ascoltavo l'hit parade alla radio, mi diverte lo stile snobbino dell'autore, che scrive con ironia, rabbia e sconsolatezza di quello che la gente ascolta, o meglio di quello che il mercato le dice di ascoltare. Per esempio, trovo geniali le espressioni "disco per la zia" e "disco per lo zio" per gli ultimi di Allevi e Santana, mentre scopro un certo piacere ombelicale nel leggere questo passaggio (i grassetti sono nel testo):
Vi sovraccarico di un’ultima annotazione alla Mario Sconcerti: nella seconda metà della top 100 ci sono dischi molto recenti di band diverse ma rilevanti di pop-rock contemporaneo (Interpol, Hurts, Arcade Fire). Davanti a loro, nella prima parte della top 100 ci sono raccolte di successi nemmeno nuovissime dei già citati Guccini e John Lennon, ma anche di Cremonini, MiticoLiga, Led Zeppelin, Doors, Smiths, Mia Martini, Simple Minds. Più i live di MiticoVasco, Litfiba, Renato Zero, Ornella Vanoni.
martedì 31 agosto 2010
The Wilderness Downtown
Il giochino è inutile come gran parte delle fantasticherie interattive di internet. Ma la connessione tra passione, infanzia e indie, se la prendi bene, fa sì che la visione del video di We Used to Wait degli Arcade Fire sia un'esperienza meravigliosa. L'ho scoperto grazie a Pitchfork e non si tratta di un videoclip standard, ma di un progetto interattivo (un po' come il video di House of Cards dei Radiohead). Qui si tratta di andare su un sito, questo (e di non farlo da Firefox, ma da Chrome o Safari), di inserire l'indirizzo del luogo in cui si è cresciuti e poi aspettare (il consiglio è di chiudere tutte le altre finestre del browser, perché l'affare è pesante). Dopo un po' parte il video e sul desktop succedono delle cose. Cosa di preciso non lo dico per non rovinare la sorpresa, ma la canzone - meravigliosa, struggente, arrabbiata, rabbiosa - una canzone che nasce dal ricordo, dalla sconfitta, dal rimpianto, diventa come una corsa personale nei ricordi di ciascun partecipante al gioco. Si chiama The Wilderness Downtown.
martedì 24 agosto 2010
Like mountains beyond mountains...
Ora che l'album l'ho ascoltato diverse volte potrei scrivere cosa ne penso. Ma di recensioni di The Suburbs degli Arcade Fire è piena la rete, per cui non ripeterò quello che dicono tutti: e cioè che è un album della madonna, ma senza la compattezza sonora di The Funeral o Neon Bible; che è un'opera di passaggio e quindi ha momenti fragili, incerti, poco ispirati. Resta il fatto che se una band al debutto avesse fatto una roba del genere, staremmo tutti a gridare al miracolo. Gli Arcade Fire sono in fondo al terzo album e tutti li trattano come dei veterani: The Suburbs è un concept sulla vita di provincia pieno di rabbia e di vitalità, che sbaglia a tratti, ma in buona fede, e che comunque non perde mai la bussola. Anzi, il tema è sorprendentemente attuale, nasce dalla rabbia di Win Butler per l'infanzia girovaga per le strade d'America, con sorprendenti connessioni con le teorie sulle geografie e le architetture immaginarie che vanno di moda nell'arte contemporanea (se ne parlava poco tempo fa nel posto più bello del mondo).
sabato 24 luglio 2010
uuuhhhh... we used to wait...
L'attesa è finita, per chi stava attendendo. The Suburbs degli Arcade Fire è uscito. O meglio, è uscito nei soliti posti, quelli che nessuno dovrebbe conoscere e non dovrebbero nemmeno esistere. E infatti io, che sono un bravo ragazzo, non sono entrato in possesso dell'album. Però vi posso dire che è assai bello...
sabato 19 giugno 2010
Ancora loro!
Dopo i due singoli ascoltati qualche settimana fa, The Suburbs e Month of May, sono uscite altri due tracce del prossimo album degli Arcade Fire, The Suburbs, previsto per il 2 agosto. Nel complesso saranno 16 canzoni, per cui conoscerne già quattro non dovrebbe rovinare il piacere dell'inedito. Ed è confortante, poi, sapere che le nuove We Used to Wait e Ready to Go sono veramente belle (quando invece le altre due erano un po' deludenti): soprattutto la prima è degna dei migliori pezzi del gruppo, degna delle loro fama di massima espressione dell'indie rock, coinvolgente, tragica e avvolgente. Quindi, come al solito, buon ascolto.
giovedì 27 maggio 2010
I nuovi Arcade Fire
Oggi da più parti sono usciti due singoli del nuovo album degli Arcade Fire previsto per il 2 agosto, dopo che un mese fa erano state annunciate le date del tour estivo (ce n'è pure una italiana, a Bologna, il 2 settembre). Si possono ascoltare qui. Al primo ascolto non sembrano eccezionali, direi poco ispirate, ma la moda di anticipare le canzoni mesi prima dell'uscita dell'album rischia sovente di rovinarne l'effetto o di creare un'idea sbagliata del tutto. Il problema, però, è il solito: come resistere?Arcade Fire Month of May
Arcade Fire The Suburbs
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