venerdì 5 novembre 2010

Potiche - La bella statuina

Oggi esce Potiche - La bella statuina, il film di François Ozon presentato lo scorso settembre a Venezia. Ne avevo già scritto allora e qui riprendo quel post perché non ho cambiato idea. Potiche - La bella statuina è una commedia che fa ridere, per cui è un film riuscito e da vedere. Il problema, per quel che mi riguarda, è il meccanismo che genera la risata. O meglio, il perché  accettiamo di ridere di fronte a una chiara operazione di vintage estetico. E allora la cosa diventa interessante. Perché il film è ambientato negli anni 70 ed è girato con lo stile del cinema commerciale di allora, con lo split screen, la musica leggera leggera, i colori sgargianti dei costumi e degli arredamenti e il comico involontario di primissimi piani, zoom e stacchi stranianti. Tutto assolutamente esilarante, ma pure previsto e prevedibile: perché qui di involontario non c'è nulla, la comicità è volontariamente involontaria e nasconde un lavoro di revisione che rasenta l'operazione ideologica.

C'è come una patina in Potiche - La bella statuina, una confezione che fa credere prima al dispositivo e poi alle battute: si ride perché ci sono la cornice kitsch e camp, si accettano le battute intelligenti e quelle sceme in nome di un filtro riconoscibile e accettato (quello del vintage, della distanza, della disillusione cinica). La risata, insomma, non è spontanea, nasce dalla paura e dal dubbio che, ingolfati come siamo di stimoli visivi, proviamo di fronte a qualsiasi immagine.

Dall'alto di un'iconografica gay ormai prassi comune, Ozon esalta la figura della Deneuve, non le chiede nemmeno di recitare ma semplicemente di richiamare su di sé un effetto di riconoscimento, attraverso la sua figura impone un modello di femminilità materna, comprensiva, borghesemente aggressiva che non ha nulla di ironico.

Non è un caso che nel seconda parte del film, una volta conquistato lo spettatore, Ozon cominci a buttare idee e riferimenti che così kitch o volutamente stupidi non sono. Tipo che i ricchi possono governare un paese o che se uno migliora le sorti di un'azienda non può che farlo anche con uno Stato. Ricorda niente, tutto ciò?

Certo, uno potrebbe dire: c'è il filtro vintage che giustifica tutto. Ma allora perché non far trionfare il capitalista reazionario e maschilista? Non è che per caso Ozon vuole per davvero mettere in scena una palingenesi della società attraverso lo sforzo individuale? Il cuore è con la protagonista, certo, ma non è che forse in Potiche - La bella statuina la risata funziona da fumo negli occhi? Per me resta un film godibilissio, ma pure un po' pericoloso.

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