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giovedì 16 maggio 2013
Cannes - The Bling Ring
Una cosa è interessante di The Bling Circle: il titolo. Per quello che significa e rappresenta, un circolo segnato dal bling bling di un sms in arrivo. Non tanto per la parola onomatopeica, quanto per l'idea del cerchio chiuso, della cerchia di adolescenti amici che in nome di Prada e Louis Vuiton svaligia ville di divi di Hollywood e sogna di far parte di una cerchia superiore, che è ovviamente quella delle loro vittime. Sofia Coppola come sempre sa quello che fa, stavolta sembra farlo in modo più svogliato e meno formalista del solito, ma arrivando anche più a fondo nello scandagliare il vuoto di rappresentazione e immaginazione della società dello spettacolo, che poi è l'unico vero tema del suo cinema. La linea piatta su cui si apriva Somewhere diventa un cerchio che si chiude da sé: il mondo delle star e della ricchezza senza peso che crediamo inaccessibile, inarrivabile, è in realtà lì, alla portata di tutti, su Google, con le porte aperte, le chiavi sotto lo zerbino, i vetri che lasciano in vista la ricchezza, in una città filmata come un fantasma, orizzontale, galleggiante in una luce biancastra che riflette e nullifica. La piattezza apre al potere, perché il potere è piatto, anche quello del cinema. Lo sguardo verso il mondo di Hollywood chiede la distanza - per adorare, sognare, immaginare di avvicinarlo - ma basta saltare un cancello per capire che il nulla è nella vita, come sullo schermo.
domenica 12 settembre 2010
Venezia 67 - Finale
Ieri si è chiusa la Mostra. Ha vinto la Coppola, e non posso dire di essere d'accordo ma nemmeno di aver detestato il film. E' una roba piccola piccola, ma anche una roba che lei sa fare, per cui ci sta con il suo cinema e in ogni caso ha momenti azzeccat. Il resto del palmares lo trovate qui. La cosa bella è che Orizzonti - la sezione bellissima che per Repubblica non è mai esistita - l'hanno vinta Verano de Goliat di Nicolas Pereda e i due corti Coming Attractions di Peter Tscherkassky e The External World di David O'Reilly, che oltre a essere tre delle cose più belle viste (e se non fossero state a Venezia si sarebbero viste da altre parti) sono anche esempi di un cinema che non si sa da che parte prendere, fuori da aspettative o preconcetti, un cinema che sfugge a uno sguardo rassicurato - e che naturalmente sarà impossibile vedere nella distribuzione normale. Nella pagine che segue metto un articolo che ho scritto per un giornale non esattamente di cinema che voleva un resoconto della Mostra: il tono è un po' elegiaco perché il contesto lo richiedeva, ma condivido tutto quello che ho scritto (cosa che non sempre succede).
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