Dunque oggi esce Sette opere di misericordia di Gianluca e Massimiliano De Serio: l'invito, come dicevo l'altro giorno, è di andarlo a vedere. E pure, se avete voglia e tempo, di non perdervi l'apparizione dei due alle Invasioni barbariche di questa sera. Per quel che mi riguarda, nel prossimo numero di Cineforum uscirà un mio pezzo sul film, di cui anticipo qui alcuni passaggi. Giusto perché non ho voglia di mettermi a scrivere altro.
C'è qualcosa che sfugge al controllo quasi totale che Gianluca e Massimiliano De Serio esercitano sul loro primo film di finzione. Ed è fatto della stessa sostanza che ravvivava i loro lavori precedenti, mai del tutto documentari, mai esplicitamente narrativi, eppure così vicini alla finzione da essere paradossalmente frammenti di vita vera. Ciò che i De Serio non controllano è la sostanza che rende il cinema un’arte talvolta pulsante e autentica, la realtà che nel momento dell’incontro con la macchina da presa lascia lo sguardo abbagliato e offre allo spettatore un attimo privilegiato di sospensione ed emozione.
C'è qualcosa che sfugge al controllo quasi totale che Gianluca e Massimiliano De Serio esercitano sul loro primo film di finzione. Ed è fatto della stessa sostanza che ravvivava i loro lavori precedenti, mai del tutto documentari, mai esplicitamente narrativi, eppure così vicini alla finzione da essere paradossalmente frammenti di vita vera. Ciò che i De Serio non controllano è la sostanza che rende il cinema un’arte talvolta pulsante e autentica, la realtà che nel momento dell’incontro con la macchina da presa lascia lo sguardo abbagliato e offre allo spettatore un attimo privilegiato di sospensione ed emozione.