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lunedì 5 settembre 2011

Se vi e mi chiedessero

Se vi chiedessero com'è l'ultimo film di Crialese, Terraferma, anche se non l'aveste ancora visto, voi rispondete sicuri e precisi: una merda. Fidatevi. Non c'è altro da aggiungere.

Se invece mi chiedessero com'è il primo lungometraggio di Nicolas Provost, The Invader, con parecchio dispiacere dovrei rispondere pure io, una merda. La dimostrazione che quando hai talento visivo, ma sei solo un nerd diventato improvvisamente figo, non c'è niente che tu possa fare per diventare un bravo regista. E anche qui, purtroppo, non c'è altro da aggiungere.

Se poi, ancora, mi chiedesserro com'è Dark Horse di Todd Solondz, dovrei tornare a dire - a proposito di un film di Solondz - bello, riuscito e doloroso. Tutto ciò che insomma è sempre stato il miglior cinema di questo regista glaciale e al tempo stesso empatico, capace di distruggere un personaggio nato perdente, ma di regalargli la compassione di un amore nascosto e così dello spettatore, perso in un universo di sogni accavallati l'uno all'altro. Come già in Life During Wartime, Solondz usa il digitale e lo fa in modo originale, adattando la superficie levigata delle immagini (una patina biancastra che toglie spessore ai corpi) all'iperrealismo del racconto. Il risultato è un film che ricorda una graphic novel, che del fumetto riprende la fissata del quadro, il ritorno di immagini fisse e la leggerezza abbagliante di un classico pessimismo cosmico da letteratura americana d'ispirazione ebraica. La vita vera è una fregatura, dice Solondz, ovunque ti giri c'è qualcuno pronto a fregarti o a sbagliare qualcosa che ti riguarda.Ma pure le storie che la raccontano lo sono: per cui non bisogna credere al cinema e mettere continuamente in discussione la sua presunta vocazione realistica o umanista. I sogni servono a questo: più che a fuggire dalla realtà, a prendersi una tregua da essa.

giovedì 25 agosto 2011

Sommerso che emerge

Ieri è comparso su YouTube un filmato che mostra la prima sequenza di The Invader, l'esordio nel lungometraggio di Nicolas Provost che sarà presentato nella sezione Orizzonti alla prossima Mostra di Venezia: un traguardo importante per il videoartista belga che due anni fa omaggiammo con una personale nella sezione Onde del Torino Film Festival. A dire il vero si trattava di un evento uguale a molti altri organizzati di continuo da festival grandi e piccoli, ma che in quel caso attestava la grandezza di un filmaker di cui altri si erano già accorti (tra cui, va detto, il Milano Film Festival) e che ultimamente sembra essere giunto al posto che gli spetta (a gennaio ha vinto pure la sezione corti del Festival di Rotterdam con Stardust). In questo caso, perciò, Venezia fa da cassa di risonanza per un autore che come molti ha viaggiato per parecchio al di sotto della notorietà e finalmente ha l'occasione per mettere fuori la testa e farsi notare. Una cosa bella e significativa (al di là del valore del film, che non ho ancora visto), che fa di manifestazione ricche e prestigiose come la Mostra non tanto un luogo di scoperta, quanto di diffusione e promozione del sommerso. Questo è doveroso dirlo, sia per riconoscersi un po' di meriti, sia per elogiare il lavoro di chi ha il potere di fare le cose, e le fa bene. E anche, infine, per fare un po' di chiarezza rispetto a quello che potrebbero scrivere i giornalisti delle testate quotidiane: i quali molto probabilmente di un film come The Invader se ne strafotteranno, ma nel caso saltasse fuori che qualcuno è interessato - qui c'è Stefania Rossa e si parla di immigrazione e multiculturalismo, anche se la scritta "Benvenuti a Lampedusa" che compare nel video non fa parte del film - diranno sicuramente che si tratta di un giovane regista fino al momento sconosciuto...