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lunedì 2 aprile 2012
Cose per mettere un po' di link
Sufjan Stevens è da qualche giorno in tour, oltre ad aver pubblicato un EP abbastanza brutto, insieme con Serengeti e Son Lux (si chiama Beak & Claw, è firmato S / S / S, lo si trova qui, e se non c'entrasse Sufjan - e in una canzone anche Shara Worden - non mi sognerei mai di ascoltarlo: però una canzone bella, Museum Day, ce l'ha). Il tour è un esperimento tra indie e musica orchestrale condotto insieme con il giovane compositore Nico Muhly e il chitarrista dei National Bryce Dessner, che non è nuovo a cose del genere (come del resto Sufjan), facendo parte del gruppo di musica da camera Clogs. Se non sbaglio dovrebbero arrivare anche in Europa, a Londra e Amsterdam. Su Stereogum oggi è uscito il video amatoriale della prima canzone inedita del concerto, Venus (grazie a memoria esterna), e la cosa sembra interessante (poi magari esce un altro EP, un altro cazzeggio che ritarda l'album vero e proprio, che alla fine non arriva mai e fa credere a tutti che Sufjan si sia rincoglionito: la storia si ripete, insomma). Tra le novità della giornata: un nuovo video di Lynch per una canzone del suo album, Crazy Clown Time, che su Facebook il purtroppo ex regista definisce un lavoro di “follia e psicotica, stimolata dalla birra", e a guardarlo fa venire un po' di tristezza a pensare quanto il suo cinema potrebbe ancora essere potente e quanto, in fondo, non potrebbe più esserlo, e l'annuncio da parte dei Dirty Projectors di un nuovo album, Swing Lo Magellan, in uscita il prossimo luglio, a tre anni di distanza dal precedente, grandissimo Bitter Orca (che tanto per intenderci conteneva questa meraviglia): per il momento si può ascoltare una prima traccia qui.
lunedì 31 ottobre 2011
Lynchana
Da oggi si può ascoltare in streaming l'album di David Lynch, Crazy Clown Time, a questo indirizzo, il solto NPR. Non ho idea di come sia e al momento non ho tempo di metterlo su: ma ne parlo perché la cosa è in sé curiosa e dimostra quanto Lynch sia bravo a far parlare di sé, a resistere come artista che vale per se stesso, per l'aggettivo che con il tempo ha saputo creare, lynchano, e per quanto di folle e spaventoso e misterioso e malato e metallico quella parola rappresenti (e di quanto di lynchano ci sia anche solo nel titolo dell'album). Certo girano parecchio le palle a sapere che per il momento non ha intenzione di tornare a fare film, per quanto Inland Empire possa funzionare benissimo come opera definitiva, forse non solo del suo cinema ma di tutto quanto il sistema intero. Poi se per caso l'album è carino, e non solo il capriccio senile di un genio, se ne riparla.
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