"Scivolai sul pavimento di marmo scuro iscurito dall'ombra e affiorai nella luce bianca della lampada da tavolo posta sul bancone del centralino. Lenore alzò lo sguardo e sorrise e riabbassò lo sguardo sul libro. Non stava leggendo. Dalla gigantesca finestra alta sulla cabina scaturì un'esile cuspide di luce bianco-arancione di tramonto clevelandino salvata per un istante e piegata intorno all'oscurità dell'Erieview da una nuba meno inchimichita delle altre, e piovve come segnale di faro sulla morbida chiazza di crema proprio sotto l'orecchio destro di Lenore, sulla gola. Ancora in trance mi chinai e poggia delicatamente le labbra sul punto indicatomi dalla luce. L'improvviso destarsi del centralino era il pulsare del mio cuore, ormai racchiuso nella borsa di Lenore.
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domenica 17 ottobre 2010
Propriamente e per la prima volta da anni e anni
Oggi è domenica, è autunno, fa freddo, nella mia città c'è già quella nebbiolina che viene a dirti che non hai più scampo, che per almeno quattro mesi il tempo si farà gli affari suoi. Allora mi metto sul divano, apro il libro che sto leggendo, La scopa del sistema di Foster Wallace (in ritardo su tutti, lo so, ma sempre meglio che mai) e a pagina 84 trovo parole troppo belle per non trascriverle.
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