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domenica 25 aprile 2010

Scena finale

Oggi Al Pacino compie 70 anni. Tanti. Pure per uno come lui, che fa sempre meno film e ne azzecca pochi. Oggi però non parlerò di rovine, ma di colossi. Anzi, di un colosso, del corpo di Pacino, che per la generazione nata tra i '50 e gli '70 rappresenta l'idea stessa di cinema e mito. Di un mito che però gareggia con la realtà. Perché se Bogart o Grant incarnavano l'idea di un mondo inesistente e sognato, Pacino, De Niro e Hoffman si sono compromessi con la realtà e ci hanno fatto a pugni. Per questo li ricordiamo come colossi: pesanti, sporchi, inattacabili. Come il giornalista Lowell Bergman di Insider, che nella scena finale se ne va con il passo cadenzato e dignitoso che tutti nella vita vorremmo avere e che grazie a Pacino possiamo rivivere quando vogliamo come se fosse nostro.

Insider - Dietro la verità di Michael Mann (dal 2'52'')

martedì 30 marzo 2010

La pesantezza del sangue

Fino a ora ho parlato solo di quello che ascolto. Mai di quello che ho visto. Poi oggi pensavo a Shutter Island e a quello che mi ha detto mio fratello: perché fare un film così pesante, così sanguinante e sporco di cenere, così solido e, purtroppo, rigido? Ha ragione mio fratello. Shutter Island è fuori dal tempo, lontano da ogni idea che vagamente informi oggi l'arte contemporanea.
E siccome Scorsese non è impazzito, qualcosa deve esserci. Qualcosa che riguarda lui come autore e il cinema come espressione.