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giovedì 26 aprile 2012

Culti

In occasione dell'uscita di Contro Steve Jobs di Evgeny Morozov, libro presentato oggi al Festival del giornalismo di Perugia, la casa editrice Codice edizione ha creato un blog in cui ha raccolto dieci dichiarazioni #pro e dieci #contro il leader della Apple scomparso in pompa magna lo scorso ottobre. Tra gli interventi #contro, ripresi da articoli o estratti di libri pubblicati nel corso degli anni, c'è un intervento di Claudio Cerasa sul Foglio (ebbene sì, quel giornale...) che cita lo studio di due professori della Texas University sul potere messianico e pseudo-religioso della Apple. Tra gli elementi a favore della tesi secondo cui «l’universo della Mela morsicchiata sia oggi percepito come una nuova forma di culto condiviso», ci sono il luogo umile dei natali (il garage di una casa di Cupertino), l’idea che alla guida di una comunità di fedeli vi sia un leader passato attraversato momenti difficili (il miracoloso ritorno a Cupertino di Jobs è paragonabile alla resurrezione di Gesù) e infine la presenza costante di un nemico da combattere (l’Ibm, la Microsoft, Google), «presentato come fosse davvero quel simbolo delle forze del Demonio contro cui combattono coraggiosamente gli angioletti della Apple». Per quanto quest'ultimo punto mi sembri un po' deboluccio, la presenza di una simbologia religiosa legata al capitalismo è piuttosto illuminante. Scontata, ma decisiva. Così tanto che, ho pensato, non si applica alla sola industria della tecnologia, con la sua fede spacciata per affezione collettiva, ma anche ad altri settori, in particolare allo spettacolo e a tutto ciò che spettacolo diventa per via della consapevolezza, anche in questo caso collettiva, di essere costantemente osservati da un obiettivo. Ad esempio, ho pensato, l'immagine di Mourinho inginocchiato durante i rigori tra Real e Bayern è una cosa mai vista: ma nemmeno uno adorato come Mourinho - almeno tra gli allenatori - si è mai visto. E la sua adorazione, da ieri, ha acquisito qualcosa di religioso. E nemmeno le lacrime della Fornero durante la conferenza stampa del governo, se è per questo, si erano mai viste: quel primo piano patetico e paradossalmente sincero sembrava il volto di una Madonna sofferente. E chissà che anche questo governo, con il valore salvifico di cui è stato investito, abbia inconsapevolmente puntato su questo desiderio sempre collettivo di religione secolarizzata, tecnologicizzata, da ieri sera anche numberonizzata.

domenica 21 novembre 2010

L'evento culturale del secolo

Da domani niente sarà più come prima, dicevano. Poi quando domani è arrivato, non solo era tutto come prima, ma soprattutto era sempre la solita cosa. I Beatles in digitale da scaricare legalmente su iTunes: questa sarebbe la sorpresa del mese, l'evento musicale e culturale dell'anno. Per loro, forse. Per chi ha venduto i diritti e per la Apple che li ha comprati e che ora con la sua sola presenza misticheggiante farà credere di illuminare di luce nuova il mito dei quei quattro geni bravi come pochi altri e pure un sacco fortunati. Ma per tutti gli altri, cioè per noi, noi che apriamo Safari e ci troviamo la loro foto neanche fossero risorti i due purtroppo scomparsi, noi che già leggiamo i servizi culturali e interattivi di Repubblica che naturalmente fanno il gioco di parole con il titolo di una canzone degli Stadio, noi che  magari ci sorbiamo pure il film sulla giovinezza di John Lennon, quel Nowhere Boy che lo scorso anno aprì pure il festival per cui lavoro, per noi, dicevo, quel mito è lo stesso da sempre, solo fornito ogni volta in modo diverso, l'anno scorso rimasterizzato, l'anno prima in versione mono vintage, l'anno prima ancora in versione stereo ultramoderna e rifatto praticamente da chiunque.

sabato 12 giugno 2010

La fine della noia

Ieri l'Athlantic Monthly ha pubblicato le 14 tendenze intellettuali che starebbero cambiando l'America. Al quarto posto c'è quella che Il post, traducendo, chiama La fine della noia: la fine, cioè, dell'attesa, della lentezza, della calma, surclassate dall'immediatezza della tecnologia, dei computer, di Twitter, dell'iPad, del Blackberry, che si sono sostituiti ai nostri sogni e magari, in un futuro nemmeno così remoto, anche alla nostra creatività. Tutto sacrosanto. E pure utile, perché la cosa mi ha fatto rivalture, se mai ce n'era bisogno, uno grandioso romanzo di Saul Bellow: Il dono di Humboldt.