Ieri è uscito finalmente Tomboy, il quarto album da solista di Noah Benjamin Lennox, in arte Panda Bear, batterista e una decina di altre cose degli Animal Collective Un lavoro di cui nel giro indie si parlava da mesi, vuoi perché gli Animal Collective sono tra i gruppi più cool del momento, perché il precedente lavoro di Panda Bear, Person Pitch, era un mezzo capolavoro o ancora perché Tomboy è stato anticipato da diversi singoli e da un sacco di dicerie tipiche del web. Da ieri invece si può ascoltare in streaming qui. Intendiamoci, si rimane nell'oscurità un po' compiaciuta della nicchia, separati da un abisso rispetto al mondo normale, o presunto tale, di quei pochi che comprano ancora Cd in Italia, categoria in cui Paolo Madeddu ha inserito "casalinghe al supermercato, rustichelli all’autogrill e sfigati che non sanno usare internet", si resta nel fighettume insomma, ma questa volta ci troviamo di fronte a uno che davvero con la musica sa lavorare e costruire. Tomboy, come e più di Person Pitch, è un lavoro di revisione sulla psichedelia e l'elettronica che recupera i Beach Boys in modo esaltante. Voci lontane di una terra da sogno, di una malinconia da Mercoledì da leoni (vedi la splendida Last Night at the Jetty), polifonia ottenuta con la tecnologia, ma prima ancora con il cuore, con l'anima triste e speranzosa di una musica da tramonto sulla spiaggia, da vacanza che sta per finire e lascia dietro di sé un ricordo.
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martedì 5 aprile 2011
venerdì 21 gennaio 2011
Panda Bear e il canone dello skate
Qualche giorno fa è uscito il video di una canzone tratta dal nuovo album di Panda Bear, batterista degli Animal Collective che ha da tempo avviato una carriera da solista di tutto rispetto (questa canzone, da questo album, era stupenda). L'album si chiamerà Tomboy, uscirà ad aprile e il video della nuova canzone sembra la seconda parte di quello girato da Spike Jonze per The Suburbs degli Arcade Fire (più naturalmente qualsiasi altra cosa girata da Van Sant da Elephant in poi, modello unico di ogni giovane regista indie). La canzone è notevole, ipnotica e profonda, il video un po' meno, se non altro perché il canone visivo ed esistenziale dei ragazzetti dei sobborghi in skateboard ha decisamente rotto.
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