It'd be one thing if Lulu were being slipped into the marketplace as a low-profile curiosity, akin to a 90s-era spoken word album with some alt-rocker screeching away in the background. (il link è nell'originale)Ché in effetti come operazione mi sembra proprio vecchia e stantia, come quei giganteschi raduni dove suonano nac-nac-nac naching on evensdor e tutti cantano fuori tempo e magari c'è quello che azzecca l'asolo e quell'altro che glielo sputtana entrando in anticipo. Ecco, Lulu, con tutto il rispetto per Lou Reed e i Metallica, mi sembra la versione in album di quelle robe lì. A memoria, una sola canzone collettiva mi sembra degna di nota: My Back Pages cantata da Bob Dylan, più Tom Petty, Neil Young, Eric Clapton, George Harrisone e Roger McGuinn al The 30th Anniversary Concert Celebration dello stesso Dylan. Quando Neil attacca con la chitarra tira giù i muri.
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martedì 1 novembre 2011
My Back Pages
Lulu, l'assurdo album a due tra Lou Reed e i Metallica, è pressoché inascoltabile: e non lo dico come giudizio di valore, ma perché fondamentalmente non capisco la musica né del primo né dei secondi, avendo da tempo abbandonato lo stile impassibile e atonale di Lou Reed e non essendo mai stato un appassionato dell'heavy metal. Per cui, insomma, non so perché ne parlo e probabilmente, visto che non ne so una mazza, non dovrei parlarne. Ma oggi ho letto la recensione di Pitchfork, che dà all'album un impietoso 1, e mi ha fatto molto ridere questo passaggio:
venerdì 1 ottobre 2010
Il ritorno del grande vecchio
In questo spazio ho quasi sempre cercato di parlare di artisti nuovi e giovani, incazzandomi sovente contro la decrepita autorialità della musica e del cinema. Questa settimana, però, tra gli elogi per Peter Gabriel e l'avvio dei lavori per la costruzione di un cimitero artistico virtuale (chi muore oggi? dai, chi muore?), mi è capitato di celebrare vecchie glorie dello showbiz: la cosa continua oggi, anche se per fortuna non con un coccodrillo ma con l'elogio per un grande del passato. Perché in questi giorni Neil Young, dopo una serie di album deludenti (tipo Fork in the Road), se ne è uscito con un nuovo lavoro decisamente bello. Si chiama Le Noise, si può ascoltare qui, e devo ammettere che quando Daniel Lanois, produttore del disco, tempo fa parlava di un lavoro sorprendente, aveva ragione: non perché suoni diverso dalle cose precedenti, ma perché il vecchio Neil è tornato a fondere in maniera egregia la sana sporcizia delle sue chitarre, l'acidità della sua voce, le melodie sofferte e i suoni acustici di un artista inquieto e mai arreso. Pezzi come Peaceful Valley Boulevard, per dire, riportano alle orecchie il mood cadenzato, rabbioso e docile al tempo stesso, di uno dei migliori in assoluto. E, insomma, il fatto che oggi non si parli di un grande vecchio morto, ma di un grande vecchio tornato in forma non può che essere una buona notizia.
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